
Il grande salone, noto come Sala del Trono, ha avuto sicuramente importanti funzioni di rappresentanza: le sue pareti erano forse decorate da affreschi e arazzi, di cui oggi non rimane traccia. Unico elemento decorativo che ancora si può ammirare è costituito dai peducci delle imposte di volta, che rappresentano la tradizione locale rinascimentale. Ogni peduccio è caratterizzato da teste aggettanti: volti umani, di santi e personaggi mitologici, rappresentazioni di animali che coinvolgono la sfera del sacro e del profano con una funzione apotropaica, di monito, di esorcizzazione delle paure più ossessive.
Turco: L’immagine del Turco evoca la paura dei nemici dell’Impero e ricorda la strage di Otranto avvenuta nel 1480, quando la città fu invasa e saccheggiata dai Turchi e 800 martiri Idruntini morirono nella battaglia contro di loro. Il Turco è tra l’essere Silvano e un’aquila con testuggine.
Moro: L’immagine del Moro evoca la paura dei nemici dell’Impero e ricorda la strage di Otranto avvenuta nel 1480, quando la città fu invasa e saccheggiata dai Turchi e 800 martiri Idruntini morirono nella battaglia contro di loro. Il Moro è tra una Donna Velata e Perseo.
Donna velata: Volto di donna con capelli raccolti sotto un velo. Strumento di seduzione o di protezione, simbolo di mistero e del sensuale gioco del velare e scoprire, il velo acquista anche un altro significato: ricorda che ciò che è nascosto alla vista è un bene prezioso che necessita un’adeguata attenzione e livello di conoscenza per poter essere scoperto. La donna velata è tra il Moro e Minerva.
Morte: La paura della morte è evocata da un volto con occhi sgranati e denti in vista. L’immagine raffigurata sembra quasi evocare la celebre frase latina del
memento mori (ricordati che devi morire) che usavano i romani per ricordare a chiunque di non lasciarsi sopraffare dall’arroganza e di ricordarsi di avere una natura umana. L’immagine sembra rappresentare un cadavere in decomposizione e si colloca tra Perseo e il Grillo.
Atena – Civetta: La civetta si riferisce al Sapiente, a colui che, nella Sala del Trono, giudica, salva e condanna. La civetta era l’uccello sacro alla dea Atena ed era il simbolo della filosofia e della saggezza. La civetta, uccello di abitudini notturne e quindi in grado di vedere nell’oscurità, comunicava alla dea tutto ciò che avveniva nel mondo quando le tenebre celavano ogni cosa; il rapace era, inoltre, in grado di scrutare nell’anima delle persone. Grazie all’aiuto della fedele civetta, Atena poteva venire a conoscenza della verità ed avere una visione globale dei fatti, fondamentale per colei che rappresentava la Saggezza.
Silvano: Il Silvano o Sileno è una figura con orecchie a punta che richiama la storia di Marsia, un satiro che, divenuto abilissimo nel suonare l’aulòs, osò lanciare una sfida ad Apollo, dio della musica. Il dio accettò e chiamò le Muse a giudicare la contesa, ma temendo una sconfitta, iniziò a suonare la sua lira e a cantare contemporaneamente, sfidando il rivale a fare altrettanto: chiaramente, la natura stessa dello strumento a fiato del satiro non gliel’avrebbe consentito, e così la vittoria fu assegnata al dio. Come punizione per aver osato sfidare un dio, Apollo sottopose Marsia ad una tortura atroce: lo legò ad un albero e lo scorticò vivo. Ecco quindi che la punizione inflitta a Marsia è un monito per coloro che osano sfidare l’ira e la potenza degli dèi.
Cortigiana: Volto femminile con capelli raccolti in una elegante rete di merletto e con orecchini tondeggianti. La donna, inclinando il capo, pare cerchi lo sguardo di un uomo, forse un pellegrino, che sembra ricambiare. La cortigiana era spesso una donna affascinante, elegante e ben istruita, che sapeva parlare diverse lingue ed era avvezza alle buone conversazioni e ai codici di comportamento dell’alta società. Era alla corte di qualche signore che la cortigiana viveva, concedendo i suoi favori non solo al signore del castello ma anche ai ricchi nobili che lo frequentavano. Il volto di questa donna suggerisce proprio il monito di non affidarsi ad una cortigiana e di non cedere alle lusinghe di Venere.
Pellegrino: Volto maschile che ritrae un anziano con una lunga barba e un disco posato sul capo che, piuttosto che un’aureola, sembrerebbe essere un cappello da pellegrino. Egli ricambia lo sguardo che gli rivolge la vicina cortigiana. Il pellegrino era colui che si assumeva le fatiche e i rischi, sia interiori che materiali, di un viaggio in cambio di una salvezza o di un perdono spirituale. Chi tornava, però, dopo aver vissuto un’esperienza tanto importante, era tenuto in grande considerazione non solo perché dimostrava di aver superato molte prove ma anche perché si riteneva arricchito di una grazia del tutto speciale.
Sant’Antonio: Volto maschile imberbe raffigurato con una aureola che gli cinge il capo. Il volto sembra evocare la figura di Sant’Antonio giovane e vuole richiamare così l’immagine di un personaggio ideale, puro, buono, che accoglie tutti, maestro della fede e garante dell’autenticità della vita consacrata.
Laico: Volto maschile barbuto con berretto che guarda verso il centro della sala. Questo personaggio fa pensare ad un laico, forse ad un capomastro che, come era abitudine in passato, preferì lasciare come firma il proprio ritratto.
Perseo: Volto di uomo, posto nell’angolo sud-est della sala, con elmo alato che richiama l’immagine di Perseo, eroe della mitologia greca che viene ricordato per aver sconfitto la Gorgone Medusa e per aver liberato da un mostro marino la principessa orientale Andromeda, che poi sposa. Figlio di Zeus e di Danae, Perseo è la figura del giovane eroe che per superare una prova di coraggio – spesso simbolo del passaggio dalla gioventù alla maturità – deve compiere un’avventura straordinaria, come uccidere un essere mostruoso.
Gorgone-Medusa: Volto femminile caratterizzato da una singolare capigliatura: serpenti al posto dei capelli. Il volto è quello di Medusa, la Gorgone per antonomasia, donna bellissima trasformata in mostro dalla dea Atena, come punizione per aver ceduto a Poseidone. Secondo il mito infatti Poseidone si invaghisce di Medusa, la rapisce e la porta in un tempio consacrato ad Atena dove la seduce. Dura è la punizione che Atena le infligge: la sua splendida capigliatura viene mutata in un groviglio di vipere velenose ed i suoi denti mutati in zanne. Medusa viene trasformata in un mostro orribile il cui sguardo pietrifica ogni creatura vivente. Condannata a vivere in solitudine in un antro cavernoso, terminerà la sua misera esistenza per mano dell’eroe Perseo. Medusa è simbolo di ciò che seduce e di ciò che è carico di terribili conseguenze, è dunque il simbolo del nemico da combattere.
Badessa: Volto di un’anziana donna velata che richiama la quotidianità e le classi sociali del passato. La badessa, superiora di un monastero di alcuni ordini religiosi femminili, è per le monache madre e maestra. Come l’abate ed il vescovo, porta spesso al collo una croce, simbolo della sua autorità sulle consorelle. È compito della badessa guidare la preghiera, attribuire le mansioni e concedere eccezioni alla regola.
Abate: Volto di uomo anziano con cappuccio che richiama la figura di un abate con riferimento alla quotidianità e alle classi sociali del passato. Sull’abate, superiore di un’abbazia o di un monastero ricadono le incombenze di indirizzo e di governo di coloro che sono affidati alle sue cure. Egli unisce nella sua persona l’ufficio di padre, insegnante e direttore, ed è suo preciso dovere assicurarsi che tutte le cose della casa del Signore siano amministrate saggiamente.
Grillo: Un piccolo grillo si annida probabilmente sulla voluta centrale dell’unico capitello privo di decorazione e di funzione simbolica. Il grillo, anche se in rari casi interpretato come il Maligno, è simbolo di intuizione e fortuna; allontana le disgrazie e favorisce la buona sorte. Il grillo è simbolo di fortuna, assicura guadagni ai commercianti ed è un buon auspicio sentirlo cantare. Non bisogna ucciderlo se non si vuole capovolgere la propria fortuna. Il grillo, in alcune culture, è anche visto come una triplice immagine della vita, della morte e della resurrezione.
Aquila con testuggine: Un’aquila acefala posta nell’angolo occidentale della sala reca tra gli artigli una testuggine. L’aquila, oltre a ricordare lo stemma araldico degli Asburgo, svolge una funzione ammonitrice nei confronti di chi è nella sala. L’aquila e la testuggine sono infatti un chiaro riferimento ad una favola di Esopo in cui una tartaruga pregò un’aquila di insegnarle a volare; il rapace, che cercava di dissuaderla spiegandole che non aveva le ali, alla fine l’accontentò e la lasciò cadere in volo provocandone l’inevitabile morte. La favola mostra come il cieco desiderio di qualcosa impedisca di obbedire ai saggi consigli.
Aquila con volatile: Un ‘aquila acefala posta nell’angolo orientale della sala reca tra gli artigli un volate. L’aquila, oltre a ricordare lo stemma araldico degli Asburgo, svolge una funzione ammonitrice nei confronti di chi è nella sala richiamando una celebre favola di Esiodo. Nella favola dello sparviero e dell’usignolo un’aquila, che tiene tra gli artigli un usignolo, lo porta in alto tra le nubi facendo sfoggio della sua autorità e del potere, oltre al senso di sottomissione, che ha sul volatile. In questa favola Esiodo introduce il tema fondamentale del contrasto tra giustizia e violenza: la giustizia appare come un principio che deve regolare la società umana ed è quindi il solo codice di comportamento degno di un essere umano.